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Siti Web: la “legge comunitaria 2008″ – obblighi per le imprese.

Obblighi per i siti web

L’art. 42 Legge n. 88/2009, modificando l’art. 2250 del Codice Civile, introduce nuovi obblighi di comunicazione via Web per le imprese; le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata che dispongono “di uno spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico” devono fornire – attraverso tale mezzo – le seguenti informazioni:
a) la sede sociale, l’ufficio del registro delle imprese presso il quale la società è iscritta e il numero di iscrizione;
b) il capitale sociale, indicato secondo la somma effettivamente versata e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio;
c) l’eventuale stato di liquidazione della società;
d) se, in caso di SpA o di Srl, la società ha un socio unico.

Dal momento che la Legge n. 88/2009 è già in vigore, le società che non vi abbiano provveduto dovranno senza indugio aggiornare i propri siti Web con le informazioni innanzi indicate. Ma l’aggiornamento del sito Internet aziendale non appare sufficiente ad adempiere al dettato normativo; infatti, l’espressione “spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico” ricomprende sicuramente i siti Web, ma anche tutti gli altri luoghi virtuali di comunicazione, ivi compresi i profili delle società sui social networks.

Attenzione a non sottovalutare questo semplice adempimento: la sua omessa esecuzione, ai sensi dell’art. 2630 Codice Civile, espone la società ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 206 Euro a 2065 Euro.

PRIVACY – art. 161 del D.Lgs. 196/03
Creare un sito Web senza preoccuparsi dei riflessi connessi alla normativa sulla protezione del trattamento di dati personali, è una leggerezza che può costare cara al titolare del trattamento. L’omessa o inidonea informativa, infatti, è sanzionata dall’art. 161 del Codice con una sanzione amministrativa che va da un minimo di 6.000 a un massimo di 36.000 euro.

E’ un obbligo quando si raccolgono dati personali sul Web attraverso specifici form che il visitatore può compilare con i propri dati (nome e cognome, numero di telefono, indirizzo di posta elettronica, ecc.).
Questo succede, ad esempio, quando le imprese raccolgono tramite Internet informazioni personali e curricula di persone interessate a un’eventuale assunzione; ovvero quando raccolgono indirizzi e-mail per l’invio di informazioni commerciali. A volte in questi form l’azienda si limita a chiedere soltanto un consenso al trattamento dei dati raccolti, ma non si preoccupa di fornire all’interessato tutte le informazioni previste dall’art. 13 del D.Lgs. 196/03 circa l’utilizzo dei suoi dati personali, ovvero dà delle informazioni generiche e incomplete, dimenticando che il consenso deve essere “informato”, cioè dovrebbe essere espresso dall’interessato solo dopo l’avvenuta lettura dell’informativa prevista dalla normativa sulla tutela della privacy.

E’ evidente che, nel caso di un controllo da parte dell’autorità preposta, l’eventuale (e quasi scontato) consenso espresso dall’interessato non basta a evitare la multa che punisce l’omissione dell’informativa.

Inoltre, va considerato che siccome attraverso il Web si “diffonde” (art. 4 D.Lgs. 196/03) tutto a tutti (ovvero si mettono le informazioni raccolte a disposizione di soggetti indeterminati), omettere di dare nel proprio sito Web l’informativa ai sensi dell’art.13 del D.Lgs. 196/03 espone l’impresa titolare del trattamento di diffusione dei dati personali anche a possibili azioni di ritorsione di aziende concorrenti, che si trovano in mano un’arma per procurare facilmente un danno al concorrente, semplicemente segnalando all’autorità la sua omissione.